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COM’E’ FATTO IL SANGUE?
A COSA SERVE IL SANGUE
DONATO?
CHI PUÒ DONARE IL SANGUE?
CHI NON PUÒ DONARE IL SANGUE?
QUALI SONO I SEGNI E SINTOMI
DI INFEZIONE DA HIV/AIDS?
QUALI SONO I SEGNI E SINTOMI
DI EPATITE?
COME È POSSIBILE PREVENIRE
L’INFEZIONE DA HIV E L’EPATITE?
CHE COSA AVVIENE PRIMA DELLA
DONAZIONE?
COSA FARE SE SI È INCORSI IN
UNA SITUAZIONE A RISCHIO COME QUELLE DESCRITTE IN PRECEDENZA?
COME SI DONA IL SANGUE?
QUANTO SANGUE VIENE
PRELEVATO?
OGNI QUANTO TEMPO SI PUÒ
DONARE?
QUANTO TEMPO OCCORRE PER
REINTEGRARE IL SANGUE?
CHE COS’È L’AFERESI?
ESISTONO RISCHI PER LA PROPRIA SALUTE DONANDO IL SANGUE 0 GLI
EMOCOMPONENTI?
A COSA SERVONO LE ANALISI EFFETTUATE IN CONCOMITANZA DELLA DONAZIONE?
IL CANDIDATO DONATORE PUO’ CAMBIARE IDEA PRIMA DI DONARE?
DOPO LA DONAZIONE SONO NECESSARIE PARTICOLARI AVVERTENZE?
COM’E’ FATTO
IL SANGUE?
Il
sangue è un liquido circolante che rappresenta il 7-8% del peso del
nostro corpo. Si compone per circa il 55-60% di una parte liquida, il
plasma, cioè di acqua in cui sono disciolte molte sostanze (zuccheri,
grassi, proteine, fattori della coagulazione, anticorpi, ormoni,
vitamine, ecc.), e per il resto di cellule: Globuli Rossi, Globuli
Bianchi e Piastrine.
I Globuli Rossi, detti anche Emazie o Eritrociti, sono le cellule
più numerose (circa 4- 5 milioni per millimetro cubo) e sono ricchi di
un pigmento rosso contenente ferro, l’emoglobina, che trasporta ossigeno
a tutte le cellule dell’organismo e lo scambia con l’anidride carbonica
attraverso la respirazione; sulla loro superficie esistono particolari
sostanze che differenziano gli individui secondo i gruppi sanguigni ABO,
Rh, ecc.
I Globuli Bianchi, detti anche Leucociti, si distinguono in
granulociti (neutrofili, basofili, eosinofili), monociti e linfociti, e
intervengono in diversi modi nella difesa del nostro organismo da
aggressioni esterne (virus, batteri, funghi, tumori, ecc.).
Le Piastrine intervengono nel fronteggiare le emorragie e, in
collaborazione con i fattori plasmatici, nei meccanismi della
coagulazione.

A COSA SERVE
IL SANGUE DONATO?
Il
sangue utilizzato a scopo trasfusionale è di esclusiva origine umana. Si
tratta di una risorsa terapeutica limitata e deperibile e, per evitare
carenze, il sangue va utilizzato solo quando esista una precisa
indicazione clinica. Praticamente tutto il Sangue Intero raccolto con le
donazioni viene frazionato nei suoi emocomponenti nei Servizi
Trasfusionali della regione; buona parte del plasma viene poi avviata
alla lavorazione industriale per ottenere prodotti emoderivati. Tra gli
emocomponenti, i Concentrati di Globuli Rossi servono per correggere le
gravi anemie di varia natura (nelle leucemie, nei tumori, dopo le
emorragie, nella talassemia, ecc.), i Concentrati di Piastrine servono
per tamponare o prevenire le gravi emorragie conseguenti a difetti del
numero o della funzionalità di queste cellule, il Plasma fresco per uso
clinico serve per tamponare o prevenire talune emorragie conseguenti a
difetti della coagulazione. Tra gli emoderivati, l’albumina è utile per
correggere gli edemi diffusi conseguenti alle gravi insufficienze
epatiche, le immunoglobuline si usano per contrastare le infezioni
gravi, i fattori della coagulazione sono indispensabili per la cura
delle emorragie che accompagnano la loro carenza o assenza congenita,
come nelle emofilie.

CHI PUO'
DONARE IL SANGUE
Ogni individuo sano, di età superiore a 18 anni, di peso superiore a 50
kg, può donare sangue o emocomponenti. Al momento della donazione si
deve godere di buona salute, avere pressione arteriosa, frequenza
cardiaca ed alcuni esami del sangue nei limiti normali.

CHI NON PUO'
DONARE IL SANGUE
Tramite
il sangue è possibile trasmettere malattie infettive (virus, batteri,
funghi), è quindi importante escludere dalle donazioni temporaneamente o
definitivamente:
•
Chi ha contratto, anche in passato, un’epatite virale di tipo B o C, o
un’infezione da virus HIV/AIDS;
•
Chi fa uso di sostanze stupefacenti (droghe), o uso eccessivo di bevande
alcoliche (alcoolismo cronico);
•
Chi è stato sottoposto da meno di un anno ad interventi chirurgici di
rilievo o a indagini endoscopiche (es. gastroscopia) o a trasfusione di
sangue, o ha avuto un parto o un’interruzione di gravidanza;
•
Chi è ritornato da meno di sei mesi da una zona a endemia malarica;
•
Chi ha comportamenti sessuali ad alto rischio di trasmissione di
malattie infettive, compresi coloro che hanno rapporti sessuali, anche
se protetti, con persone sconosciute le quali potrebbero essere affette
da epatite virale o infezione HIV o essere state tossicodipendenti.
Inoltre, alcune condizioni cliniche rendono il donatore non idoneo alla
donazione di sangue al fine di tutelare la sua stessa salute:
•
Chi ha sofferto o soffre di convulsioni ed epilessia;
•
Chi ha sofferto o soffre di malattie cardiovascolari, respiratorie o
gastrointestinali importanti, renali croniche, malattie del sangue,
neoplasie o malattie maligne;
•
Chi ha avuto un trapianto di organo.

QUALI SONO I
SEGNI E SINTOMI DI INFEZIONE DA HIV/AIDS?
L’AIDS è una malattia infettiva contagiosa dovuta al virus HIV. Tale
virus si trasmette con il sangue e con i rapporti sessuali. L’evoluzione
dell’HIV-AIDS varia da soggetto a soggetto: l’infezione può essere
caratterizzata da un lungo periodo privo di sintomi, anche 10 anni, cui
segue un periodo di coinvolgimento generale dell’organismo con febbre,
perdita di peso, ingrandimento ghiandolare, nausea, vomito, infezioni
frequenti; a questo fa seguito l’evoluzione della malattia con
interessamento polmonare, intestinale, manifestazioni cutanee,
complicanze neurologiche che nonostante la terapia farmacologica si
conclude con la morte del soggetto. Non esistendo ad oggi cure realmente
efficaci in grado di portare a guarigione il paziente, l’impegno comune
deve mirare a prevenire il contagio. Trattandosi inoltre di malattia
particolarmente insidiosa, a causa del lungo periodo di incubazione
senza segni clinici evidenti, è di particolare importanza la valutazione
dei fattori di rischio (abitudini di vita e sessuali) per prevenire la
trasmissione dei virus. Il sangue prelevato a tutti i donatori a scopo
trasfusionale viene analizzato ad ogni donazione per individuare la
presenza degli anticorpi anti-HIV, che segnalano l’avvenuto contagio.
Tuttavia, l’assenza degli anticorpi anti-HIV non garantisce in maniera
assoluta la non infettività del sangue in quanto tra il contagio e la
comparsa degli anticorpi esiste un intervallo di durata variabile da 1 a
6 mesi (o più) e durante tale periodo, detto "periodo finestra", il
sangue pur essendo sieronegativo può potenzialmente trasmettere
l’infezione. Nuovi test di laboratorio che ricercano, anziché gli
anticorpi, materiale genetico dei virus riducono sensibilmente, ma non
annullano del tutto, il periodo finestra.

QUALI SONO I
SEGNI E SINTOMI DI EPATITE?
I
virus delle epatiti virali possono essere causa di malattie identiche e
indistinguibili tra di loro. Così come per l’HIV, i virus delle epatiti
(principalmente B e C) si trasmettono con il sangue e con i rapporti
sessuali, anche se spesso la via di contagio rimane inapparente e
sconosciuta. La malattia si può presentare in varie forme: itterica
(comparsa di colorazione gialla della cute e delle mucose accompagnata
da malessere generale, nausea e vomito, facile stancabilità, eventuale
febbricola), asintomatica (mancanza dei sintomi precedenti o presenti in
forma sfumata), anitterica (mancanza di ittero), cronica (il virus
rimane localizzato nel fegato, continua la sua azione lesiva e può
evolvere, anche dopo anni, in cirrosi e comparsa di tumore del fegato),
fulminante (forma molto grave, che può portare rapidamente a morte). Per
quanto riguarda la diagnosi, almeno in alcune fasi della malattia si può
verificare nel sangue un aumento delle transaminasi (enzimi epatici ALT
e AST); agli esami di laboratorio è inoltre rilevabile una positività
dei marcatori specifici delle epatiti B e C, peraltro con gli stessi
limiti descritti per l’HIV per quanto riguarda il "periodo finestra".

COME È
POSSIBILE PREVENIRE L’INFEZIONE DA HIV E L’EPATITE?
Dal
momento che i virus responsabili di queste malattie si possono
trasmettere con il sangue e i suoi componenti e con i rapporti sessuali,
che l’infezione può persistere per molto tempo anche senza alcun
sintomo, e che la diagnosi di laboratorio soffre dei limiti legati al
"periodo finestra", è assolutamente importante escludere dalle donazioni
i soggetti in grado di diffondere tali malattie. Per questo motivo non
devono donare sangue ed emocomponenti le persone potenzialmente a
rischio quali, in particolare, coloro che sanno di avere contratto
un’epatite B o C o un’infezione da virus HIV o che hanno comportamenti
sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive (cambio
frequente di partner, rapporti con persone sconosciute, ecc.) o che
fanno uso di sostanze stupefacenti. Da notare che anche un singolo
rapporto sessuale a rischio o l’impiego per una sola volta di una
siringa o di un ago infetti possono trasmettere l’infezione anche se,
naturalmente, il rischio aumenta con l’aumentare del numero di
esposizioni. Da notare ancora che, per quanto riguarda i rapporti
sessuali, l’uso del preservativo riduce enormemente il rischio di
contagio ma non lo azzera completamente. Per quanto riguarda la
vaccinazione, è attualmente possibile e anzi consigliata quella per
l’epatite B (oltreché per l’epatite A di origine alimentare), mentre per
l’AIDS e per l’epatite C non esiste a tutt’oggi alcun vaccino valido.

CHE COSA
AVVIENE PRIMA DELLA DONAZIONE?
Nelle ore precedenti la donazione è consentita l’assunzione di una
piccola colazione. Il donatore viene invitato a leggere attentamente e a
compilare un questionario da valutare con il medico. Viene inoltre
determinato il livello di emoglobina del sangue, generalmente per
puntura di polpastrello, onde verificare che sia normale.
Successivamente il medico responsabile dell’idoneità effettua una visita
e, una volta accertato che il donatore possiede i requisiti fisici
previsti per l’accettazione, formalizza il giudizio di idoneità alla
donazione e richiede al candidato di dare il proprio consenso informato
alla donazione e al trattamento dei dati personali. Il colloquio con il
medico, riservato e coperto dal segreto professionale, è teso a
verificare che il donatore abbia compreso tutte le domande che gli sono
state poste e che quindi non esistano rischi derivanti dalla donazione
né per la salute del donatore né per quella dei riceventi; eventuali
domande o richieste di chiarimento possono essere rivolte al medico in
qualsiasi momento della procedura.

COSA FARE SE
SI È INCORSI IN UNA SITUAZIONE A RISCHIO COME QUELLE DESCRITTE IN
PRECEDENZA?
Il
candidato donatore deve autoescludersi dalla donazione (che potrebbe
recare danno a chi riceve il sangue) e per farlo ha diverse possibilità:
-
può chiedere di conferire con il medico del Servizio che darà i consigli
necessari;
-
può rinviare la donazione (anche se ha ricevuto una lettera o telefonata
di convocazione) o allontanarsi dal Servizio senza dover dare
particolari spiegazioni; è utile comunque chiarire la situazione con un
medico;
-
può, se ha già donato e sono sopravvenuti dubbi su una possibile
situazione a rischio, chiedere, anche telefonicamente, che la sua
donazione venga eliminata.

COME SI DONA
IL SANGUE?
Un
medico, o un infermiere professionale sotto la responsabilità del
medico, effettua il prelievo dal donatore che nel frattempo è stato
fatto distendere su un’apposita poltrona-lettino. Viene apposto un
laccio emostatico su un braccio e viene inserito l’ago in una vena, dopo
accurata disinfezione della pelle; il sangue defluisce spontaneamente
sino a riempire una sacca di raccolta in cui sono già contenuti un
liquido anticoagulante e altre sostanze utili alla conservazione
ottimale del sangue. Prima che l’ago venga estratto vengono riempite
alcune provette per l’esecuzione degli esami previsti dalla legge. Al
termine della donazione il donatore viene invitato a rimanere disteso
per qualche minuto, quindi può consumare una leggera colazione.

QUANTO SANGUE
VIENE PRELEVATO?
Il
volume del prelievo di sangue intero, stabilito dal D.M. 25/1/01 All. 1,
è uguale a 450 millilitri più o meno il 10%. Tale quantitativo è stato
determinato in modo da garantire contemporaneamente sia un’adeguata
preparazione degli emocomponenti (concentrati di globuli rossi,
piastrine, unità di plasma) sia l’assenza di complicanze per il
donatore.

OGNI QUANTO
TEMPO SI PUÒ DONARE?
IL
numero massimo di donazioni di sangue intero, previsto dal D.M. 25/1/01
All. 1, è di 4 all’anno per l’uomo e di 2 per la donna in età fertile,
con intervallo minimo di novanta giorni fra una donazione e l’altra. E’
prevista una periodicità diversa, regolamentata dalla vigente legge, per
la donazione di emocomponenti (plasma, piastrine).

QUANTO TEMPO
OCCORRE PER REINTEGRARE IL SANGUE?
La
quota liquida del sangue viene ricostituita nell’arco di poche ore
grazie a meccanismi naturali di recupero che richiamano liquidi entro i
vasi sanguigni; la quota corpuscolata (Globuli Rossi, Globuli Bianchi,
Piastrine) viene ricostituita in tempi variabili a seconda della cellula
considerata, comunque sempre in pochi giorni.

CHE COS’È
L’AFERESI?
L’aferesi è una tecnica particolare di prelievo con la quale è possibile
sottrarre uno o più emocomponenti, restituendo al donatore i componenti
del sangue che non si intende raccogliere. In particolare, restituendo i
globuli rossi possono essere sottratte maggiori quantità di plasma o di
piastrine poiché l’organismo recupera con grande rapidità le perdite di
plasma, di piastrine, di globuli bianchi. Per eseguire l’aferesi
occorrono speciali attrezzature, i separatori cellulari, cui il donatore
viene collegato in circolazione extracorporea. Il circuito per la
circolazione extracorporea è sterile e monouso. La donazione di plasma
in aferesi, plasmaferesi, ha una durata di circa 30 minuti, durante i
quali vengono raccolti 550-650 millilitri di plasma; il donatore deve
disporre di tutti i requisiti per l’idoneità al prelievo di sangue
intero ma l’emoglobina può avere valori anche più bassi (11,5 g/dl nella
donna e 12,5 g/dl nell’uomo); si possono donare fino a 10 litri di
plasma all’anno e l’intervallo minimo tra due plasmaferesi è di 14
giorni (così come fra una donazione di plasma e una di sangue intero,
mentre un mese fra sangue intero e plasma). La donazione di piastrine in
aferesi, piastrinoaferesi, ha una durata di circa 90 minuti e richiede,
oltre ai requisiti necessari per la donazione di sangue intero, un
numero di piastrine circolanti superiore a 150-200.000/mmc; il numero
massimo consentito è di 6 piastrinoaferesi all’anno. Accanto a queste
donazioni, il D.M. 25/1/01 prevede la possibilità e detta le norme per
l’esecuzione di donazioni multiple di emocomponenti in aferesi, come la
donazione di piastrine e plasma o di piastrine e globuli rossi o la
doppia piastrinoaferesi, o per la donazione di cellule staminali.

ESISTONO
RISCHI PER LA PROPRIA SALUTE DONANDO IL SANGUE 0 GLI EMOCOMPONENTI?
I
possibili effetti non desiderati, e comunque infrequenti, conseguenti
alle procedure di prelievo sono: dolore localizzato o formazione di
ematoma nel punto d’inserzione dell’ago, abbassamento della pressione,
capogiro, sudorazione, talvolta svenimento, nausea e vomito. Raramente
si possono avere contrazioni muscolari involontarie o crisi convulsive
(soprattutto in persone che avessero già sofferto in passato di analoghe
crisi e non le avessero riferite al medico selezionatore). Il personale
medico e infermieristico è sempre a disposizione per fronteggiare
prontamente e porre rimedio a qualsiasi inconveniente. Non esiste invece
alcun rischio di contrarre infezioni con la donazione dal momento che il
materiale impiegato è totalmente sterile e monouso, sia per il sangue
intero che per tutte le procedure di aferesi.

A COSA
SERVONO LE ANALISI EFFETTUATE IN CONCOMITANZA DELLA DONAZIONE?
Esse hanno il duplice scopo di poter convalidare la donazione, cioè di
garantire che il sangue o emocomponente raccolto non costituisca
pericolo per il ricevente, specie sul versante infettivo (con i limiti
legati alla sensibilità dei test nelle fasi "finestra" immediatamente
successive a un’infezione), e di poter controllare lo stato di salute
del donatore. E’ per questo che diventare donatore significa anche
compiere una buona azione verso se stessi: i controlli clinici ai quali
i donatori vengono periodicamente sottoposti e le analisi effettuate in
occasione di ciascuna donazione aumentano sensibilmente la probabilità
di diagnosi precoce, in caso di malattia. Qualora le analisi di
laboratorio o gli altri test clinici ponessero in evidenza anomalie o
eventuali patologie il donatore verrà informato a cura della struttura
trasfusionale. Se necessario, il donatore sarà invitato ad effettuare
ulteriori controlli o visite specialistiche e, in relazione al tipo di
anomalia riscontrata, potrà essere sospeso temporaneamente o
permanentemente dalle donazioni.

IL CANDIDATO
DONATORE PUO’ CAMBIARE IDEA PRIMA DI DONARE?
Certamente, egli può ritirarsi o rinviare la donazione per propria
decisione in qualunque momento della procedura. Qualora insorgano dubbi
il donatore, in ogni momento, può valutare con il medico prelevatore la
propria idoneità alla donazione medesima.

DOPO LA
DONAZIONE SONO NECESSARIE PARTICOLARI AVVERTENZE?
A
parte il breve periodo di riposo immediatamente successivo al prelievo e
la leggera colazione, il donatore non deve svolgere attività o hobby
rischiosi (per esempio guida di mezzi pubblici, uso di scale, lavoro su
ponteggi, ascensioni, immersioni,...) nelle 24 ore successive alla
donazione. Nella giornata della donazione si consiglia di introdurre un
maggior quantitativo di liquidi (es. acqua, succo di frutta, tè o latte,
ecc.) per reintegrare quelli donati. Inoltre, se il donatore ha maturato
dubbi riguardo l’opportunità che il sangue che ha donato venga
utilizzato, a maggior tutela della salute dei pazienti trasfusi è
invitato a richiedere al personale medico presente nella sede di
raccolta che la sua donazione venga eliminata. E’ necessario infine,
sempre ai fini della tutela dei riceventi, che il donatore comunichi
tempestivamente al personale della struttura trasfusionale eventuali
malattie insorte nei giorni successivi la donazione, con particolare
riferimento a malattie infettive.
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